Nessuno vuole essere Robin-nuova via in Val Daone

DDT,Nico e io

Nel mese di Luglio, con i miei compagni Nicholas Ferrari e Sandro DeToni, abbiamo aperto una nuova via sulla parete della cascata di Danerba.

Il nome viene da una recente canzone di Cesare Cremonini e l’ho voluto utilizzare per celebrare lo spirito che i miei due compagni hanno utilizzato durante la loro salita. Senza il loro fantastico supporto non sarei mai riuscito ad aprire la via. In questo mondo di primedonne, loro hanno accettato di farmi da “sherpa”, assecondando tutte le mie pazze idee.

Non scorderò mai questo gesto.

Per la via, mi limito a dire che è una via carina, con tre tiri belli, da fare secondo me in giornate di tempo incerto o durante stagioni con poca luce. Non ha assolutamente niente a che vedere con le grandi classiche della valle, come “Il cammino degli eternauti”, “Spaghetti allo Scoglio” o la favolosa “Uomini di frontiera”.

Rimane però la via più ingaggiosa e psyco della parete e rimane sempre una via aperta da noi con tanti sacrifici.Quindi….le vogliamo bene comunque.

ACCESSO GENERALE

Raggiungere la Valle di Daone. Raggiunto il Lago di Boazzo, continuare per la SP 27 superando il ponte sul Rio Danerba; subito dopo il ponte sulla destra c’è una grande costruzione (colonia estiva con chiesetta). Ci sono discrete possibilità di parcheggio a sx o poco oltre, sempre a sx. Subito sopra la colonia parte una marcata traccia (scarse segnalazioni bianco-rosse); imboccarla e continuare fino a individuare in breve segnalazioni gialle (punti e piccole frecce poco visibili) che in obliquo a dx portano su terreno boscoso ripido, ma pulito; seguirle fin sotto le evidenti placche situate sopra la Cascata di Danerba. Il primo itinerario che si incontra è “Un Tempo Furono Guerrieri”; tramite corda fissa su albero superare un breve salto roccioso, proseguire alla base della parete superando le targhette di attacco di “Cavalcando l’Orso“, “Per Chi Mi Hai Preso” e “Le Fiabe di Danerba” e continuare a traversare prima su ampia cengia e poi su placca insidiosa, se umida (fissa); al suo termine salire a sx per canale vegetato (fisse – la parete resta sulla sx nel senso di marcia) e proseguire diritti per il successivo, breve pendio boscoso. Un gigantesco abete caduto durante la tempesta di ottobre 2018 sbarra l’accesso alla base della parete. A dx attacca “In Viaggio per l’Anniversario”, a sx “Ci Rivediamo Paolino”. Ancora più a dx, nei pressi di un albero a più fusti scendere verso il torrente contornando una placca; appena possibile risalire per vago canale (fisse); al suo termine per placca erbosa a un pulpito con abeti sulla sx (fisse).

ACCESSO

Subito sopra la colonia parte una marcata traccia (scarse segnalazioni bianco-rosse); imboccarla e continuare fino a individuare in breve segnalazioni gialle (punti e piccole frecce poco visibili) che in obliquo a dx portano su terreno boscoso ripido, ma pulito; seguirle fin sotto le evidenti placche situate sopra la Cascata di Danerba. Il primo itinerario che si incontra è “Un Tempo Furono Guerrieri”; tramite corda fissa su albero superare un breve salto roccioso, proseguire alla base della parete superando le targhette di attacco di “Cavalcando l’Orso“, “Per Chi Mi Hai Preso” e “Le Fiabe di Danerba” e continuare a traversare prima su ampia cengia e poi su placca insidiosa, se umida (fissa); al suo termine salire a sx per canale vegetato (fisse – la parete resta sulla sx nel senso di marcia) e proseguire diritti per il successivo, breve pendio boscoso. Un gigantesco abete caduto durante la tempesta di ottobre 2018 sbarra l’accesso alla base della parete. A dx attacca “In Viaggio per l’Anniversario”, a sx “Ci Rivediamo Paolino”.

ITINERARIO

Nessuno vuole essere Robin,260 mt 6b+ obbligatorio

Attacco – Alla base di un vago pilastro, sulla dx di L2 di “In Viaggio per l’Anniversario”.

L1: Salire il pilastro e la placca successiva; primo fix alto (12 metri – attenzione!); obliquare poi a dx puntando al secondo fix; da questo ancora in obliquo per placche ed erba e in traverso a dx su cengia erbosa e boscosa (cordone fosforescente – luglio 2019) (45 m – 5b)

L2: Dalla sosta a dx sulla cengia per 7-8 metri; appena possibile salire in lieve obliquo a sx ribaltandosi in placca e puntando alle protezioni; tra secondo e terzo fix c’è un passo obbligatorio tecnico su funghi svasi. In apertura sono salito diritto dalla seconda protezione. Ci si può spostare anche più a sx, su funghi buoni che però non sono stati puliti; si consideri che, salendo a sx, un eventuale volo sarebbe lungo e in obliquo. Dal terzo fix a dx per breve placca e cengia (friend #0.4); quindi puntare all’albero con cordone e raggiungere la comoda sosta su boschetto sospeso (25 m – 6b+);

L3: Tiro stupendo, che sale l’intero muro a onde ricoperto di knobs; dalla sosta puntare al fix e superare con passo atletico un bombè; proseguire poi per placca scegliendo la traiettoria migliore. Sosta al termine del pilastro, a dx di una gradinde fessura non visibile dal basso. 3 protezioni sul tiro (40m – 6a)

L4: Dalla sosta abbassarsi 4 m e iniziare un lungo traverso verso dx puntando alla stupenda placca visibile in lontananza. Il tiro non è difficile e per i primi 10 m è bello. Non è chiodato. Io mi sono protetto con un BD #0.5; ma c’è la possibilità di aggiungere altro (a occhio #0.3 e #1). (25 m – 5b)

L5: Molto bello. Dalla sosta puntare diritti al fix; quindi iniziare un delicato e tecnico traverso ascendente a dx per arrivare al secondo fix (non visibile da sotto). Da questo ancora a dx puntando alla fessura sul fondo di un bel diedro (nut piccolo e fr). Quando la parete si verticalizza, uscire per placca a dx e proseguire in direzione di una cengia erbosa sopra cui si nota il terzo fix – VII- obbl. – protezioni fisse distanti). Dal fix diritti per placca e risalti erbosi (fix con cordone aggiunto a via conclusa) fino alla sosta su faggio, rinforzabile con friend in fessura poco più sopra (soluzione adottata in apertura) (45 m – 6b);

L6: Collegamento. Da S5 traversare nel bosco per 10 m, fino alla comoda sosta a fix (10 mt – I); è possibile unire il tiro con L5, ma a costo di attriti.

L7: Doveva pur esserci un tiro brutto… Alzarsi in obliquo a dx su placca sporca e puntare a una fessura orizzontale dove ci si protegge; poi ancora in obliquo e diritti per placca terrosa (1 fix aggiunto in seguito); salire tra l’erba e, aggirando una macchia di alberi, puntare verso sx a un’ampia cengia erbosa e boscosa. Riportatisi sotto la parete a sx, rimontare il primo tratto della placca terminale e arrivare alla comoda sosta su cengia erbosa (40 m – 5c)

L8: Dalla sosta a dx, puntando al primo fix in placca; continuare sulla grande, bella placca inclinata a dx prima dritti e poi in obliquo a dx. 5-6 metri dopo il secondo fix la placca si abbatte, Ma mancano 15-20 m per arrivare in sosta, su albero (cordone con maglia rapida) – (50 m – 5c).

DISCESA

Discesa: doppie sulla via – Quando possibile usare i cordoni in loco; in particolare su S3 e S1 i maillon rapide aumentano gli attriti in fase di recupero.

– Da S8 a S7 (albero posto in corrispondenza di S7 7 metri più in basso nel bosco – Cordoni e maglia in loco)
– Da S7 a S3 per bosco; disporre bene le corde
– Da S3 a S2 (la calata diretta a S1 è possibile; ma, da nostra prova provata, le corde tendono ad annodarsi sui knobs)
– Da S2 a S1
– Da S1 a S0 (scomoda perché in traverso; in alternativa da S1 a larice ca 30 m sotto; e da questo alle fisse sulla placca di accesso – portare un cordone per attrezzare la sosta sull’albero.

MATERIALE

Per una ripetizione corde da 60 metri, 8 rinvii, BD da #0.4 a #1, nut piccoli.
Tra qualche anno cordoni e maglie nuovi (luglio 2019).

NOTE

La via è più ingaggiosa e impegnativa delle sorelle vicine. Va evitata dopo piogge: L1, L2 e L4 si bagnano molto. Il secondo, il terzo e il quinto tiro valgono la via. Considerate le caratteristiche dell’itinerario, ricordiamo che l’arrampicata in ambiente è uno sport pericoloso e che chi la pratica lo fa a suo rischio e pericolo.

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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