Esplorazioni e prese di coscienza

Sul duro terzo tiro.

Come al solito, il venerdì è il giorno dove si decide quale sarà l’ obbiettivo arrampicatorio del week-end. Chiamo Sandro e gli propongo una via di Maurizio Giordani al Piz Ciavazes.Ho scritto personalmente a Giordani, il quale mi ha risposto subito, per chiedergli qualche informazione; ovviamente online non si trovano relazioni, probabilmente la via non viene ripetuta.

Sandro mi rimbalza subito dicendomi che deve essere a casa ad un orario decente e che comunque per lui quella via probabilmente è troppo dura. Decidiamo così, di comune accordo, di andare al Monte Biaina a ripetere un’altra via in stato di abbandono: la “Michele Avanzi” del nostro amico Ivan Maghella. Difficoltà fino all’ottavo inferiore, protetta solo a chiodi, alcuni dei quali per nulla buoni (così recita l’unica notizia che trovo su un forum). Il tempo sarà dalla nostra, mi dice Sandro, dicendomi che in zona al massimo la temperatura toccherà i 20 gradi.

fessura.

Penso che sia perfetto: ha fatto fresco negli ultimi giorni, massimo 20 gradi, quindi aderenza al top. Fin dall’inizio la via si mostra esigente, ma i chiodi piazzati dagli apritori fin qui sono perfetti. La roccia è sporca e poco solida. Alla fine del terzo tiro le temperature non sono di certo sui 20 gradi!!! Saremo tranquillamente sui 27 28, la roccia di questo tiro era pessima e noi siamo con i pantaloni lunghi e le termiche memori dei 9 gradi all’ombra appena usciti dall’auto.

.Propongo di scendere e aspettare ancora un mese, per tornare e ripetere la via in condizioni migliori. Lui vorrebbe proseguire, ma sa già dentro di sè che dovrebbe fare parecchia artificiale, visto che è arrivato in sosta molto provato. Io, che non ho nessuna voglia di cuocermi nell’attesa che faccia il tiro, lo convinco che per me è più importante fare le cose bene piuttosto che farle tanto per.

Così iniziamo le doppie, sistemiamo la seconda sosta e dopo poco abbiamo i piedi all’attacco.C’è un silenzio strano, in questo momento. Vicino all’auto, Sandro mi dà una pacca sulla spalla, quasi come fosse in debito. Sappiamo tutti e due che stiamo vivendo una situazione strana. Abbiamo due percorsi così diversi, noi due. Lui, l’alpinista esperto e navigato, che ha avuto tutto dalla scalata e che ora sente sulle sue spalle il peso di un metaforico zaino sempre più pesante. Io, il nuovo che avanza, pieno di grinta e ambizione, che sogno grandi pareti e fantastiche avventure.

Non so come andrà a finire. So solo che tra un mese ci sarà una via da ripetere al Monte Biaina: non sono il tipo che lascia le cose a metà.

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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