Cosa mi ha insegnato Tommy Caldwell

L’anno scorso Laura e io abbiamo comprato casa. Sono stati mesi veramente difficili, per me. Non avevo mai tempo di fare nulla, se non lavorare e gestire tutte quelle “rotture” che l’acquisto di una casa comporta. Il non riuscire ad arrampicare e ad allenarmi in maniera idonea mi faceva soffrire molto. Se da un lato la mia figura di marito e padre si sentiva finalmente a posto con sè stessa, una parte di me non stava proprio bene. Avete presente quando in “Free solo” Alex Honnold va a comprare il frigorifero con la sua ragazza? Praticamente, un pesce fuor d’acqua. Ho vissuto così per 7 mesi, fino a che sono crollato.

Capisci chi hai in parte quando le cose vanno male,non quando tutto va a gonfie vele. Nei mesi seguenti ho avuto dimostrazioni di affetto da tantissime persone: la mia famiglia, i miei amici, i miei colleghi insieme al mio titolare. Le persone hanno sempre avuto l’idea che fossi troppo forte, troppo resistente alle sofferenze tanto da sembrare a volte un robot, non un uomo. Per la prima volta ho sentito la necessità di essere compatito, di poter sbagliare e di potermi sentire “normale”, con le mie debolezze e con le mie difficoltà. Ero stufo di interpretare quella parte da superuomo che per anni mi ha fatto vivere nella finzione che nulla potesse toccarmi.

Mi capita così di vedere “Dawn Wall”, il film incentrato sulla famosa via ripetuta da Tommy Caldwell e Kevin Jorgeson. Per chi non arrampica, la “Dawn Wall” è una delle vie di arrampicata più lunghe e più dure del mondo. Si trova a Yosemite, paradiso arrampicatorio, sogno di generazioni e generazioni di climber.

Caldwell decide di ideare questa linea futuristica, quasi impossibile, per sfuggire al dolore della separazione con sua moglie. Tante persone decidono di vivere la sofferenza a proprio modo: c’è chi si apre, c’è chi si chiude, e poi c’è una persona come Tommy che si appende a 600 metri di altezza, completamente solo, e riversa il suo dolore in una cosa così grande da sembrare quasi una pazzia.

A parte la prestazione, che è qualcosa di fantastico a livello fisico e mentale, quello che più mi ha colpito è come ha reagito a quel dolore. Letteralmente a pezzi, solo dopo aver perso tutto si è reinventato e ha dato vita a questa impresa di vita meravigliosa.Tommy Caldwell ha dimostrato che, nonostante la vita ci metta sempre alla prova, noi abbiamo sempre e comunque la possibilità di rialzarci e dimostrare chi siamo.

La mia stima nei suoi confronti è veramente smisurata. Tommy mi ha insegnato che anche quando hai perso tutto, puoi rinascere. L’arrampicata, in questo caso, come mezzo per ripartire da zero e crederci sempre. Non sono famoso, non mi interessa esserlo, ma anche per me l’arrampicata è stato uno dei motivi che mi ha fatto ripartire. Non è stata l’unica, ma c’è stata. Ho ripetuto la via più dura che abbia mai ripetuto, dopo quel periodo. Senza allenamento, senza aver previsto tutto. Sono andato di cuore, di pancia, con la sicurezza che mi ero rialzato un’altra volta e che avrei lottato nuovamente in caso di caduta.

Strana la vita. Quando vuoi essere forte, non lo sei. Quando pensi che sei debole, dimostri una forza allucinante. Quel periodo mi ha aiutato a capire che non si giudicano le persone. Ho imparato a darmi tempo, a perdonarmi, ad accettarmi e a trovare il giusto equilibrio nelle cose. Ovviamente, questo percorso è ancora in atto. Non sono ancora arrivato, probabilmente non arriverò mai, ma non importa: che sia lungo,o meno lungo, mi sto godendo il viaggio su questa strana montagna russa chiamata VITA.

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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