Perdonami Greta- Storia di soddisfazioni di plastica

Con Nico sotto cambia tutto.
Notare la maglietta degli Stone, ormai una garanzia.

Piove, guarda come piove.
In questo periodo toccare la roccia è un miraggio.
Quindi mi accontento di andare in palestra a tirare plastica.
Domenica ho portato mia figlia Giorgia al New Rock, per farla giocare e divertire e per lasciare un pò di tempo per sè a mia moglie.
Ovviamente, mentre ero lì con la piccola peste, non ho potuto fare a meno di scorgere le ultime novità sulle frequentate pareti.
Scorro verso gli strapiombi e subito la mia attenzione viene attirata da una via in placca con finale in leggero strapiombo a prese nere.
Quelle prese le conosco bene.
O sono piccole, o sono svase, o fanno schifo.
Mi avvicino e vedo il grado: 7b+.
La mattina seguente, con il solito socio Nicholas, programmiamo la giornata di allenamento.
Inizio subito a rompergli le scatole, dicendogli che devo assolutamente provare quella via.
Nico non ama scalare con la corda, ma un pò per la tecnica e un pò per venirsi incontro, sembra felice di assecondarmi in questa nuova piccola e plasticosa avventura.
Arriviamo in palestra e mi scaldo su due 6B nuovi, molto belli.
Il mio pensiero però è gia lì.
Nicholas mi conosce e sorride.
“Non cambierà mai”, deve aver pensato.
Prima di partire, passa il Cisa, uno dei gestori della palestra.
Guardiamo la via e mi dice che fino ad ora ha visto “ravanare” tutti nella parte alta.
Sia Nicholas che io sappiamo che sarà una battaglia, quindi ci mettiamo il cuore in pace.
Oggi solo bastonate.
Parto deciso e con precisione da killer mi ritrovo al terzo rinviaggio in un attimo.
Respiro, senza pensare di farlo.
Sono completamente sul pezzo.
Proseguo.
Barra svasa, piede piccolo e sfuggente.
Cado.
Riparto e passo veloce, fermandomi due volte per valutare bene dove mettere i piedi mentre con le dita devo tenere tacche veramente piccole.
Arrivo in alto e passo senza nemmeno esitare un secondo.
In men che non si dica sono in catena.
Mi giro, guardo Nicholas e lui mi dice: “Vecchio, ma che cazzo hai fatto?”
Di solito noi abbiamo un sistema per capire la durezza di una via.
Vado io e poi Nicholas va da secondo.
Sembra paradossale ma da secondo è capace di fare un 7a senza fermarsi.
Da primo credo non faccia il 6A.
Boulderisti del cavolo!!!
Comunque, se Nico fa tutti i singoli senza problemi, vuol dire che è un tiro morbido.
Beh, stavolta non riesce a fare 4 singoli sullo stesso tiro.
Lo calo, mi guarda e fa: “Gian, questa è dura.”
Qualche giorno fa parlavo con Edo Pedersini, fortissimo arrampicatore bresciano.
Edo mi diceva che per uno scalatore i giorni di gloria in un anno di scalata sono relativamente pochi.
Capisco quindi che oggi è uno di quei giorni.
La ghisa non so nemmeno dove sia, tengo microprese come fossero manette e sono iperconcentrato su quello che sto facendo.
Non ho molto tempo per riposare, così dopo poco riparto: il lavoro chiama e sono già le 13.30.
Così riparto.
Sono su plastica, è vero.
Mi sento però così bene, così felice.
Non posso scalare all’ aperto, ma il gesto è quello e ora mi va bene anche così.
Mi muovo sinuoso, respiro e butto fuori.
Corro sotto, supero lo svaso trovando un trucchetto con i piedi, arrivo nella parte alta.
Prima l’ ho trovata facile.
Non ho paura, non sono ghisato, sono qui e mi sento in sintonia con quello che sto facendo.
Supero anche quella parte, è fatta.
Sì, è fatta, se non fosse per quel piede sinistro che su quell’ appoggio così piccolo e svaso scivola.
Ad un metro e mezzo dal TOP, scivola.
Riparto e in un secondo sono in catena.
Quando scendo sono talmente felice e fiero che non sento niente.
Nicholas mi abbraccia e mi dice: “Gian, eri arrivato…..eri lì, eri sereno, perchè?”
Io lo guardo e gli dico: “Non ci ho messo tutto quello che avevo. Ero già soddisfatto a metà quando mi sentivo un tutt’ uno con quello che stavo facendo”
“Si ma cazzo un 7b+ al secondo giro, eri lì” mi dice ancora incredulo.
“Non mi interessa davvero Nico. Non sai come mi sento bene in questo momento”.
Prima di andare via, due tipi che mi hanno guardato praticamente per un’ ora e che si muovono sul 7A, provano il tiro con la corda dall’ alto.
Cadono tutti e due al quarto rinviaggio, ancora prima del duro.
Ora, io non so se quella via è davvero 7b+, o 7b o 7a+.
So però come mi ha fatto star bene sentirmi in quella situazione.
Scalare in quel modo capita raramente e bisogna sapere essere bravi a capire quando cavalcare l’ onda o meno.
I miei obbiettivi non sono ovviamente su plastica, ma sulla mia amata roccia.
Giorni come ieri però sono giorni che ti danno serenità.
Ti fanno capire che tutte le corse, i pranzi saltati, gli allenamenti serali e le rinunce servono a qualcosa.
Tornato al lavoro ero pieno di energie.
Lavoravo leggero e spensierato, con la gioia di essermi tolto una soddisfazione.
Una soddisfazione di plastica, ma pur sempre una soddisfazione.
Perdonami Greta!

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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