Va dove ti porta il fix

Ph. Laura Castellini

Settimana scorsa mi sento con il mio amico Guglielmo e ci accordiamo per arrampicare insieme.
Guglielmo ha 73 anni, ma li porta benissimo.
Pagherei per arrivare alla sua età nelle condizioni in cui è arrivato lui.
Sta aiutando Ginetto e Vittorio, altri due vecchietti irriducibili, ad ultimare la loro ultima falesia in Valle dell’ Opol.
Quando ci sentiamo per decidere il da farsi, mi dice che gli farebbe piacere se io riuscissi a dare una mia impressione sui gradi dei tiri più difficili di questa nuova creazione.
Sinceramente io preferirei fare altro.
D’ altra parte mi fa piacere passare del tempo con loro e so che questa cosa li renderà orgogliosi e felici.
Così la mattina ci ritroviamo e partiamo in direzione Zone.
Oltre a noi due, c’è anche Laura, mia moglie.
Le ho chiesto di venire, visto che è incinta, perchè può essere una bella occasione per stare nei boschi e scappare dalla monotonia e dalla confusione della città.
Con Guglielmo non ci si vede spesso, ma quando stiamo insieme il tempo sembra non essere passato mai.
Con lui ho condiviso le mie prime sfalesiate e le prime avventure arrampicatorie, quindi il rapporto è ormai consolidato.
Ridiamo e scherziamo, non sembra una persona di oltre 70 anni.
Lui però ha viaggiato molto, è un uomo di mondo, giovanile e attento alle dinamiche odierne.
Mi piacciono le persone come lui.

PROVAMI QUESTA

Arrivati in falesia, saluto Ginetto e Vittorio, che da buoni lavoratori sono già lì da un pò a pulire e soffiare la parete.
Dopo essermi scaldato, Guglielmo mi esorta a passare subito a quelle vie dal grado ancora incerto.
Vittorio mi fa sapere che i gradi li ha proposti un milanese che nel week-end ha provato i tiri.
Così parto sulla prima: grado proposto 6b.
Facile sotto, un passo delicato e obbligato a metà dà il grado al tiro.
Questi tiri sono sempre difficili da gradare.
Il tiro si sviluppa per 20 metri ma alla fine il duro è tutto in 4-5 metri.
Scendo e confermo che per me la valutazione data è corretta.
Il secondo tiro che mi propongono è un 6b+.
A differenza di quello prima, i primi tre fix sono tecnici e delicati in placca.
Dopo un buon riposo, un altro passo per uscire dallo strapiombo rende questa via leggermente più difficile rispetto a quella prima.
Scendendo, credo che anche qui il milanese possa avere ragione.
Sinceramente non mi espongo molto.
Alle domande dei chiodatori, rimango in linea con le proposte.
Senza nemmeno farmi riposare, Ginetto vuole che provi l’ ultima via incerta.
“Dai dai, provami subito questa che dicono sia 6c” mi dice, non dandomi tregua.
Laura mi guarda sorridendo, i nostri sguardi si incontrano ogni tanto.
Mi conosce e sa che appena avrò provato questa, ne approfitterò per stare insieme e fare due parole.
Ormai sono inghiottito in questo vortice, non riesco a uscirne.
Mi rifaccio il nodo.
Parto.

Roccia da ripulire, ma che gran lavoro dei veci.

Ph. Laura Castellini

DRITTO PER DRITTO

Inizio a scalare, la prima parte di questo tiro è molto facile.
Dopo 7-8 metri capisco che il duro sta per arrivare.
Giunto alla sezione chiave, noto che chi ha provato la via ha segnato tutte le prese con una striscia orizzontale fatta con la magnesite.
Provo a seguire queste “indicazioni” che via via tendono a portarmi sempre più a sinistra, cercando il facile.
La cosa che non mi torna è che spostandosi a sinistra, la via diventa assolutamente illogica.
I movimenti non sono per nulla lineari e i rinviaggi sempre fuori linea.
Così, testardo come al solito, disarrampico e cerco di andare dritto per dritto.
I vecchi da sotto mi dicono che devo andare a sinistra, ma io faccio di testa mia.
Se ci si sposta le prese ci sono, ma la sequenza delle prese e la logica dei movimenti non vanno di pari passo.
Sono troppo fuori via e questa cosa mi crea parecchio fastidio.
Dopo essere stato attaccato a due tacche piccole per 5 minuti, mi faccio bloccare perchè di qui sembra non esserci nulla.
Dopo aver cercato e palpato la parete, trovo una tacca obliqua piccolissima per tre dita.
Così riprendo.
Buona presa per la mano sinistra, microtacca per la destra, alzo i piedi e mi trovo un bidito sempre per la mano destra.
“Se prendo il bidito, riesco ad andare a prendere la pinzata, piedi alti e sono fuori” penso.
Bloccato il bidito, prendo la pinza e mettendomi i piedi in gola esco dal bombè.
Sinceramente, fino a 10 minuti prima non pensavo di riuscire a passare su di lì.
La sezione dura sarà lunga 2-3 metri, ma bisogna sapersi muovere per passare.
Sceso, Ginetto vuole provarla per avere un’ idea.
Prova a passare al centro ma dice che per lui è impossibile e a fatica passa prendendo lo “svincolo” a sinistra.
Quando ritorna a terra, mi guarda e mi dice che per lui è 6c già solo andando a sinistra.
Quando tocca a me esprimermi, dico che secondo me la via ha poco senso chiodata così perchè il 95% dei frequentatori della falesia andrà inevitabilmente verso sinistra.
Inoltre, per me la via è 6c se presa dritta.
Un 6c bastardo, di quelli che non fanno curriculum, ma che vanno sudati.
Quante volte in falesia ci è capitato di sentire la tipica frase:
“Ma questa via non è 6c.”
Di solito, chi dice questo, è gente che il passaggio lo ha evitato.
Fuori 2 o 3 metri dalla linea dei fix, alla ricerca della presa buona o della strada più facile.
A me, della strada più facile, non frega nulla.
Meglio le bastonate prima e le carote dopo, insomma.

Valle dell’ Opol o la Luna?

Ph. Laura Castellini

STILE

Sto andando parecchio in falesia e sto vedendo un atteggiamento diverso in me.
La falesia per me prima era un obbligo, una rottura di palle.
Solo vie in montagna o comunque vie lunghe.
Volendo alzare il grado però, ho iniziato a frequentarla assiduamente e devo ammettere che mi sto prendendo sempre più.
Non avevo mai visto la falesia come un campo di gioco, dove mettersi alla prova e cercare di superare i miei limiti fisici e mentali.
Invece nell’ ultimo periodo sento che ho voglia di mettermi alle corde, tentare di concatenare quella sequenza che ho visto e che magari è al mio limite e mi richiederà uno sforzo immane.
Ho voglia di capire quali sono i miei limiti motori e allenarli.
Voglio diventare una cosa sola col movimento e con la gestualità di questo stile di vita.
Sì perchè arrampicare, per me, non è uno sport.
Per me è un modo di vivere.
Io sono scalatore anche al lavoro, a casa e nella vita di tutti i giorni.
Arrampicare, è vivere con un certo stile.
Ti entra dentro e non ti molla più.
E’ un’ ossessione.
Che figata.

Immerso nel mio mondo.

Ph. Laura Castellini

ROCKSPOT E ADDII

Nel week-end invece, causa maltempo, abbiamo optato per la palestra indoor.
Insieme a Nico, Sandro e Stefano siamo andati al RockSpot di Milano e ci siamo massacrati per bene.
Io ho fatto una decina di vie, di cui 8 dal 7a in sù.
Inutile dire che ne sono uscito piegato.
La tracciatura della palestra milanese è diversa rispetto alla nostra qui al NEW ROCK.
Perlomeno, io la trovo diversa.
Probabilmente anche lo sviluppo maggiore gioca una parte importante, ma Domenica ho aggiunto un altro tassello per raggiungere i traguardi che mi sono prefissato.
Una bella seduta di resistenza ma anche di forza.
Dopo due anni, però, ho dovuto dare l’ addio definitivo alla mia corda.
Una Beal Karma che ho rimpiazzato subito con una Beal Tuono.
Più leggera, diametro inferiore e più elastica.
Prossimamente la utilizzerò e vi farò sapere un mio parere.
Intanto, buone scalate a tutti e sotto con gli allenamenti.
Ciao.

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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