COWABUNGA

Cielo azzurro e strapiombi.

Ph. Nicholas Ferrari Photo

Venerdì scorso, in compagnia di Sandro,Nicholas e Michela (una new entry) decidiamo di andare a scalare in Opol.

Le previsioni meteo promettono una giornata fotonica e non possiamo non approfittarne.

Così alle 10 siamo al parcheggio dell’ Ilex e con calma ci dirigiamo verso la falesia.

Oggi scaleremo al settore Salmonella, uno dei tanti della compagine di Ginetto&co.

Dopo aver fatto un tiro di scaldo, parto deciso per chiudere “Clara”, un 7a con due passi boulder inframezzati da un riposo completo.

Al primo giro cado come un pirla sotto e, vedendomi precluse le strade di una possibile a-vista, mi studio il passo in alto senza patemi.

Quando Nicholas mi cala, riparto quasi immediatamente e al secondo giro lo chiudo.

La giornata è veramente bellissima.

Così tra una chiacchierata e l’altra, facciamo il tifo a Michela che vuole chiudere anche lei questo corto ma intenso tiro.

Sandro e io decidiamo il da farsi.

“Sonno lento”

Ph. Nicholas Ferrari Photo

Le alternative sono due: “Sonno lento” 7a oppure “Nonno coniglio” 7a+.

“Sonno lento” l’ ho gia provata una volta e durante quel tentativo sono caduto a 30 centimetri dalla catena.

“Nonno coniglio” invece non l’ ho mai fatta.

Mi sorge subito un dubbio però quando sulla guida c’è scritto 7a e non 7a+, come troviamo scritto noi sulla parete.

Così parte Sandro, fa qualche resting, studia la via e scende con l’ intento di riprovarla dopo.

Quando è il mio turno, faccio un errore di valutazione a metà via e mi faccio bloccare.

Quando riparto, sono convinto che è una via assolutamente alla mia portata e decido che voglio chiuderla in giornata.

Durante un piccolo riposo, facciamo ancora il tifo a Michela che, intestardita sullo stesso tiro per chiuderlo, lotta per trovare una methode meno mascula e più aggraziata.

Sandro decide nel mentre di ripartire.

Non è in formissima, ma lo vedo bene.

Passa veloce la sezione centrale e da lì inizio a fargli un tifo quasi da stadio.

Non lo mollo un attimo e vedo che questa cosa lo sta aiutando.

Gli manca solo l’ ultimo passo per superare un bombè.

Il passo è di precisione e di forza e Sandro mostra tutta la sua classe uscendone alla grande.

Sono felicissimo.

So quanto valga per lui riuscire a scalare ancora su certi gradi.

Ora è il mio turno.

Riparto sereno, so quello che devo fare e lo faccio alla perfezione.

Arrivato al passaggio ostico, sembro un cecchino.

Voglio mettere questa dannata corda in catena.

Ci riesco.

Dal basso sento i compagni che mi fanno i complimenti e sono felici per me.

Mi piace questo clima.

SGRADARE

Quando tocco terra inizio a discutere con Sandro.

Anche lui ha già provato “Sonno lento” e tutti e due siamo concordi sul fatto che “Nonno coniglio” sia allo stesso livello della prima.

Quindi, il 7a+ è sovragradato.

Le due vie sono totalmente diverse.

La prima ha una sezione fisica fino a metà, un buon riposo, una seconda parte molto tecnica e un finale esplosivo.

La seconda invece è una via di continuità sotto, con un riposo completo a metà, ancora continuità e un passo boulder per uscire dallo strapiombo.

“Nonno coniglio”

Ph. Nicholas Ferrari Photo

Se avessi dovuto scegliere io i gradi, sicuramente il più non lo avrei dato a “Nonno coniglio”.

Quindi, secondo me la via non è 7a+.

Questo ovviamente è un mio parere e anche io, nel mio piccolo libricino delle salite, l’ho segnata come 7a.

Sinceramente non ho mai amato queste storie.

Mi sembrano tutte cazzate e sono temi da mezze seghe.

La guerra a chi ce l’ ha più corto non è mai stata di mio interesse.

Credo però che sia corretto dare il giusto valore alle cose.

Se una persona è obbiettiva, non ha bisogno di rubare su una via in falesia.

A me non interessa sapere che ho chiuso una via palesemente sovragradata per accrescere il mio ego.

Con il tempo verrà tutto, è solo questione di pazienza.

INNAMORATO PERSO

Lunedì pomeriggio, dopo aver lavorato la mattina, parto col Ballini in direzione Opol.

Non sappiamo dove andare perché partiamo da Brescia con una nebbia allucinante.

Il meteo dice che sarà una giornata primaverile, ma noi non ci crediamo molto.

Ci ricrediamo subito quando parcheggiamo l’ auto e iniziamo il sentiero di accesso in maglietta!!!

La scelta oggi ricade su Point break.

Arrivati sotto a questo muro provo la stessa sensazione di un bambino in gita a Gardaland.

Placche verticali o appoggiate a tacche e buchi.

Praticamente il mio mondo.

Point Break, altro capolavoro in Opol.

Ci scaldiamo su un 6a+ durissimo, forse uno dei più duri che abbia mai fatto.

Quando sono sul secondo tiro di 6b+, capisco che di lì a poco arriverà l’ inculata.

Passeggio fino a 4 metri dalla sosta, sbaglio la mano nel rovescio e sono fermo.

Il grado lo da un passo boulder secco prima di arrivare in catena.

Capito l’ errore, metto la mano sinistra nel rovescio, chiudo bene al buco di destro, spallo uno gnocco piccolo di sinistro e lancio ai rotti prima della catena.

Quando tocca al Ballini, non ci prova nemmeno.

Ballini in action.

“Le spallate non sono il mio forte” afferma mentre recupera tutto il materiale.

Ho già capito che oggi di soddisfazioni ne avrò ben poche.

I gradi sono severi, potrebbero essere gradi di riferimento, dal mio punto di vista, per questa scalata in Opol.

Vorrei provare un 7a+/7b, ma vado per gradi e decido per un 7a.

“Cowabunga”.

Beh, cosa dire…..

Per me un assoluto capolavoro.

La via parte tecnica in placca appoggiata sotto e dopo un riposo non comodissimo comincia ad essere sempre più atletica e fisica, senza mai perdere quella componente di tecnica che è doveroso avere per caricare i piccoli appoggi.

Questo tiro sembra disegnato da un pittore e io mi sento come un osservatore che centimetro dopo centimetro rimane sempre più ammaliato.

Quando scendo sono distrutto.

Fa caldissimo, ho mal di piedi e quel rebus mi ha cotto a puntino la mente.

Praticamente è come se avessi fatto 5 ore di Sudoku.

Non vorrei essere stanco.

Vorrei ripartire subito, voglio scalarla ancora.

Voglio chiudere questa sequenza e riprovare quelle emozioni.

Non posso però.

Paolo è già pronto e tocca a lui.

Non è il suo stile e si vede, ma è bravo a scalare e pur con qualche resting, arriva in catena.

Lo calo veloce.

Sono le 16.20.

Il sole sta scendendo, ma è ancora caldo.

Ogni tanto una brezza leggera mi accarezza il viso.

Ho solo voglia di ritoccare quelle prese e chiudere questo tiro.

Mangio la parte iniziale, ma ad un tratto, un piede mi scivola e sono di nuovo appeso.

Errore mio.

Non stavo pensando a quello che facevo perché ero già concentrato per la parte alta.

Riparto e infatti arrivo in sosta senza problemi.

Non l’ ho chiuso, sono incazzato nero.

Ma sto bene.

Questi momenti me li porterò con me tutta la vita.

Anche adesso che sto scrivendo ripenso a come stavo e sono sicuro che in quei momenti stavo vivendo.

Come facciamo poco durante la nostra vita.

I momenti migliori sono quelli che ti tolgono il respiro, dicono.

Sono convinto che quel pomeriggio è stato tutto così per me.

PRANZO IN MADDA

Martedì invece, durante la pausa pranzo, con Sandro perlustriamo il settore Roccolo in Maddalena.

Scenograficamente è meraviglioso.

La Maddalena è sempre la Maddalena.

La falesia è carina, alcuni bei tiri e roccia per niente consumata.

Un ringraziamento speciale va a Nicola Borgogna e ai membri della Truceclimbing che hanno pulito, risistemato e attrezzato nuovamente questa parete per permettere a tutti di divertirsi e scalare serenamente.

Io su “Vaca Loca”, 6c

Giusto per precisare una cosa, spiego in sintesi come è possibile che io riesca a scalare durante la settimana.

Ieri, per esempio, ho lavorato dalle 8 alle 9.30 e dalle 14 alle 18.

Il che vuol dire che ho perso due ore e mezza di lavoro.

Durante la settimana recupererò quelle ore facendo straordinarie o alla peggio lavorando il Sabato.

Quindi, quando pensate che improvvisamente sono diventato un lavativo, toglietevi questo insulso pensiero dalla testa.

A differenza di altri, tutto quello che ho me lo sono dovuto guadagnare e me lo sto guadagnando tuttora.

Ovviamente non mi pesa, perché sto andando a scalare e perché questa cosa mi fa stare bene.

Dall’ altra parte posso garantirvi che gestire questi ritmi, senza riuscire a mangiare per star dentro a tutto, non è facile.

Sono sicuro comunque che chi mi conosce è contento e fa il tifo per me e questa cosa mi tranquillizza.

Per tutti gli altri, c’è Mastercard.

Alla prossima

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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