Una trottola di nome Gianluca

Panorami meravigliosi e la capacità di saperli valorizzare.
Grande Nico.

Ph.Nicholas Ferrari Photo

La settimana arrampicatoria inizia martedì.
Nicholas e io abbiamo libera solamente la pausa pranzo.
Rimaniamo indecisi fino all’ ultimo secondo sul da farsi.
La giornata sembra spettacolare, ma il meteo chiama fortissime raffiche di vento in Opol.
Noi due, che con il cielo azzurro non abbiamo nessuna voglia di relegarci in palestra, rischiamo e partiamo in direzione Zone.
Arrivati in falesia, le temperature sono altissime.
Fa un caldo allucinante, sembra Aprile e non l’ inizio di Febbraio.
L’ idea è quella di chiudere un 7b sul quale ho già fatto due giri.
Così mi scaldo montando questo tiro, per rivedere i passaggi e provare una sezione che l’ altra volta mi aveva dato del filo da torcere.
Quando scendo ho la gola completamente arsa e sono fradicio.
Qui, del vento ipotizzato, nemmeno una piccola folata.
“Mi passi l’ acqua, per favore?” chiedo al socio non appena i miei piedi toccano terra.
“No, ca**o, no” mi risponde Nico.
L’ acqua è rimasta in auto, ma senza quella è impensabile stare qui a scalare.
Il socio, che si sente colpevole dell’ accaduto, si prende la responsabiità di andare a recuperarla.
Purtroppo questo inconveniente non serviva.
Perderemo venti minuti buoni, tra una cosa e l’ altra.
Così, quando Nico torna, fa un giro da secondo e riesce a fare tutti i passaggi, fermandosi qua e là tra un imprecazione e l’ altra.
Mi fa sorridere.
Fino all’ anno scorso faceva fatica sui 6b, ora ripete i 7b e si incazza anche se non gli escono subito.
Che personaggio.
E’ il mio turno.
Parto deciso, supero la prima sezione con bloccaggio di bidito e non la sento nemmeno.
Arrivo a una tacca, troppo scivolosa oggi ma la tengo.
Alzo i piedi, dovrei tenere un’ altra piccola presa ma come gatto Silvestro mentre la tengo mi scivola e mi ritrovo due metri più in basso.
Sapevo che non c’ erano le condizioni, ma come dice Megos non esistono condizioni avverse ma solo la debolezza.
Oggi sono troppo debole per la via.
Prossimo giro.

UN MERCOLEDI’ DA VIZIOSI

Io su “I.R.A”

Ph. Nicholas Ferrari Photo

Lunedì mi sono messo d’ accordo con Luca Briconi.
Mi chiede se Mercoledì Nico e io vogliamo visitare la falesia che ha appena risistemato a Predore.
La falesia si chiama “7 Vizi Capitali”.
Ovviamente noi accettiamo e dopo un avvicinamento con panorami mozzafiato ci ritroviamo in falesia.
Luca mi chiede di esprimere un giudizio sui tiri, dai gradi alla chiodatura.
La falesia è piccola e ripetiamo quasi tutti i tiri.
Ogni tiro ha un suo perchè e l’ ottima chiodatura permette di scalare sereni, anche se in alcuni tratti bisogna pensare.
Dopo quasi due ore il chiodatore è impaziente di farmi provare “I.R.A.”, un 6c+/7a che risulta essere anche il suo progetto.
Lo chiudo a vista, godendo di passaggi veramente estetici e di roccia in alto che ricorda tanto la nostra Maddalena.

Ph. Nicholas Ferrari Photo


Mentre scalo Nicholas ne approfitta per fare due foto, dopo aver risalito le statiche in jumar come quelli veri.
Quando è il turno di Luca, spero davvero che riesca a chiudere questo suo project.
Passa bene il primo passaggio ostico della via, arriva veloce in alto, ma sembra stanco e a due fix dalla catena si ferma.
Il tifo da stadio non è bastato, ma sono convinto che da qui a poco questa via non sarà più un progetto per lui.
Quando scende, felice come un bimbo, mi chiede un ultimo sforzo per provare un 6b+ che risulta essere una sua creazione.
Come al solito, non capisco una mazza e sbaglio via, finendo sul 7a e non più sulla sua.
Quando mi ritrovo a scalare la placca finale di questo tiro, buchi su roccia arancio, penso che non mi è poi andata così male e mi godo quei movimenti con una leggera brezza e un sole fantastico che si specchia nel lago d’ Iseo.
Arrampicare è veramente meraviglioso.
Soprattutto quando sei in posti belli con persone di cui ti fidi.
L’ amicizia con Luca è nata da poco ma sono contento di averlo conosciuto.
Ho sempre cercato il confronto con persone più grandi perchè ero sicuro che avrei potuto ricevere tanto.
Quando una persona di 53 anni mi chiede un mio parere e dà importanza a ciò che dico, mi fa capire quanto ancora ho da imparare.
Grazie Luca.

NUOVI E VECCHI AMICI

Venerdì pomeriggio sono d’ accordo con Ivan Maghella per andare in Opol, settore Ilex2.
Si aggiunge a noi Andrea, una new entry del Blog.
Mi ha dato il suo numero Guido, dicendomi che cercava soci durante la settimana.
Quindi, senza pensarci due volte, si va.
Arrivati in falesia Ivan è già lì ad attenderci.
Ha sistemato due cose prima che arrivassimo, ed è già trepidante.
Ivan è fantastico.
Ha una passione e una voglia allucinanti.
Nonostante non sia più un ragazzino, è inarrestabile e questa cosa di lui mi piace tantissimo.
Probabilmente ci troviamo bene perchè siamo simili e abbiamo la stessa fame di roccia.
Non ci scaldiamo nemmeno e già siamo su un 7b a tirare come delle bestie.

Che tiro!

Ph. Ivan Maghella


Ivan va per primo, ma commette un errore e si ferma quando ormai il grosso è fatto.
Tocca a me.
Parto e entro in un’ altra dimensione.
Il tiro è praticamente il mio stile: prese piccole con passi tecnici.
Mi era capitato poco tempo fa di scalare un tiro fantastico e dopo una settimana sono ancora qui a meravigliarmi di cosa la natura può creare.
Faccio un resting sotto e vado molto bene nella parte alta dove bisogna affrontare un passaggio molto tecnico e anche un pò psyco.
Quando scendo, non ho nessun dubbio.
Oggi il mio obbiettivo sarà quello di chiudere questa lunghezza.
Ci sono vie che ti entrano dentro, non si può spiegare cosa accade.
Si crea un legame fin da subito e non pensi ad altro fino a che non passi la corda in catena.
Scaliamo a turno, tocca ad Andrea.
Scala male, ma ha una forza impressionante.
In placca non è molto bello da vedere ma appena deve tirare le prese dimostra di avere un massimale invidiabile.
Anche Ivan, che continua a lamentarsi che non si tiene, è una bestia.
In placca è formidabile e seppur soffra in strapiombo riesce sempre ad uscirne.
Vorrei avere la sua conoscenza del gesto.
Tocca di nuovo a me.
Sarà l’ ansia, sarà la voglia di scalarlo, fatto sta che cado all’ inizio.
Vorrei ripartire da capo, ma perderei troppo tempo e non sarebbe giusto.
Così, ne approfitto e vado a rivedermi i passaggi.
Non vorrei andarmene fino a che non lo chiudo, ma sono le 17 e il sole sta scendendo.
Con i soci prendiamo atto e ci avviamo alle auto.
Al parcheggio, conosco Saverio e ci scambiamo il numero di telefono.
E’ uno della vecchia guardia e mi riconosce per il Blog.
Facciamo due parole ma è tempo di tornare.
Durante il ritorno, con la fronte appoggiata al vetro del furgone, guardo il Lago e penso a quanto sia ingiusta la scalata.
A volte non c’ entra quanto sei forte o quanto sei bravo.
A volte dipende tutto dalla testa e oggi, forse, non è stata dalla mia.

SAN VALENTINO E I SUOI INCUBI

La sera di San Valentino usciamo con i nostri amici, tra i quali Nicholas.
Non gli dico niente, ma ha già capito.
Domani torneremo a Ilex2 e chiuderò quella dannata via.
Per lui invece sarà l’ occasione di scalare ancora al suo limite e tirare prese alle quali è poco abituato.
Sabato mattina mi sveglio e mentre faccio colazione, nel mio cervello passa in loop una poesia verticale.
“Prima sezione ok.
Poi spallo di destro, tacca obliqua di sinistra, alzo i piedi e prendo il bidito.
Spallo di sinistro, pinzatina brutta di destro, tacca verticale di sinistro e su i piedi.
Ancora pinzata buona per il destro, tacca buona di sinistro, alzo i piedi e chiudo tutto.
Da qui, rovescio non buono per poi rilanciare a una tacca ottima che porta a un riposo totale.
Sezione di 5 metri facile, tacca di destro, tacchetta oscena di sinistro, su i piedi per andare a prendere una presa piccolissima prima di destro e poi di sinistro.
Più a destra, ci sarà la presa della salvezza.
Se arrivi lì è chiusa”
Arrivati in falesia ci rendiamo conto che non abbiamo fatto i conti col sole.
Infatti qui arriva tardi, verso le 12.
Sono solo le 9.30 però e non ho nessuna intenzione di aspettare.
Monto la via, ho le mani congelate ma non mi interessa.
Ho un obbiettivo in testa, e lo voglio portare a termine.
Per tanta gente può sembrare un discorso strano, ma per me che ho sempre fatto sport a livello agonistico, questo tipo di mentalità è normalissima.
Posso garantire inoltre che mi diverte un sacco mettermi alla prova, soprattutto mentalmente.
C’è differenza tra il poter fare una cosa e farla veramente.
Quel brivido di fallire, di non essere all’ altezza e di non raggiungere un risultato è quello che ci rende vivi secondo me.
Così parto deciso, ma non scalo bene.
Sono in apnea e sto arrampicando male.
Arrivo all’ uscita del bombè e non trovo il piede sinistro.
Volo.
Incredibile, mi ripeto nella mia testa.
Questa via sta diventando una Chimera.
Mi faccio calare e assicuro Nico che fa bene i movimenti e rimane estasiato anche lui dalla bellezza della via.
Tocca di nuovo a me.
Dovrei essere agitato, invece, come spesso mi accade nel momento del bisogno, tiro fuori tutto quello che ho e poco dopo metto la corda in catena.

Finalmente chiusa.


Nico aspetta tre minuti prima di calarmi.
Abbiamo vissuto anche oggi grandi emozioni e quando arrivo a terra ci abbracciamo.
Per alcuni è solo una via, ma per noi è molto di più.
Dico NOI non a caso.
Sono pienamente convinto che la presenza di Nico giochi un ruolo fondamentale per me in falesia.
Sento energie positive e queste energie mi arrivano e mi caricano.
Arrampicare è condividere, io ho la fortuna di farlo con tante persone ma in particolare di un fratello a cui darei in mano la mia vita.
E non è per tutti.

INFLUENZA

Dopo essere tornato a casa, sento che qualcosa non va.
Ho freddo e mi sento debole.
Provo la febbre e ho 38°.
Passo una Domenica da coma, sfiorando i 39,5° e passando una notte terribile.
Ora come ora sembra che le medicine stiano facendo il loro dovere.
Mentre scrivo, guardo fuori dalla finestra e la giornata uggiosa rende il tutto meno amaro.
Mi ci voleva una pausa, magari un pò più soft, ma mi ci voleva.
Sono una persona che diffcilmente tira i remi in barca e do sempre tutto fino a che non arrivo al limite.
Nonostante me lo ripeta spesso, non credo che saltare continuamente pranzi e correre come una trottola faccia così bene.
Dall’ altra parte mi viene da dire che finchè ho le energie e le capacità è meglio approfittarne.
La gente vede solo le giornate passate a scalare, non tutto quello che ci sta dietro.
Sabato sera ho visto Robin Hood, il film di Ridley Scott con Russel Crowe.
“Lottare e lottare ancora, finchè gli agnelli diverranno leoni.”
Intesi, no?

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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