Il mio tallone d’ Achille(r)?

Ph. NicholasFerrariPhoto

Martedì scorso.

Arriviamo sotto al progetto.

Domenica sono caduto sempre nello stesso punto, con quella maledetta catena davanti alla faccia.

Paura di vincere? Mancanza di forza resistente?

Non lo so.

Fatto sta che Nico mi guarda e mi dice:

“Passami i rinvii, la monto io”.

“Cosa?” rispondo io abbastanza sbigottito.

Se siete dei seguaci del Blog, dovreste aver capito che Nicholas e la corda non vanno molto d’accordo.

Ama il boulder e i suoi passaggi esplosivi dove può erogare tutta la sua forza (ne ha davvero molta).

Quest’ anno però ha ascoltato i miei consigli e ha iniziato a scalare molto anche in falesia, seppur da secondo.

Oggi però è diverso: la via è corta, 12 metri al massimo.

Strapiomba dall’ inizio alla fine e il passo chiave si trova tra l’ ultimo fix e la catena, quando ormai questa l’ hai superata ma devi alzarti per mettere quella dannata corda nel moschettone.

Il terreno è il suo e quelle pareti che solitamente gli sembrano così grandi, oggi non lo sono.

Come se fossi un fratello maggiore, mi accerto della sua decisione.

Lo vedo troppo convinto però e non sarò di certo io a rovinare questa magia.

Nicholas non ha una gran resistenza, ma parte deciso, ascolta tutti i suggerimenti e in un attimo si ritrova a metà, dove c’è un piccolo riposo.

Il riposo non è buono e decide di andare via veloce.

Si alza, fa di testa sua mettendo la mano troppo a sinistra e si brucia.

Ci sta.

Scala troppo poco da primo per avere quella padronanza.

Oggi però è un’ altra storia.

Ha grinta, voglia di dimostrare e di esserci.

Oggi sarà lui a dettare le regole e gli altri dovranno ringraziarlo per aver fatto il lavoro sporco.

Fa un altro resting, poi arriva alla sezione chiave e STATICO (ripeto STATICO) fa il passaggio ed è in catena.

“Brutto bastardo” ripeto nella mia testa.

Vorrei avere quei cinque centimetri in più di apertura alare per non doverci arrivare dinamico e avere la sicurezza di prendere quella brutta presa come dico io.

Quando scende sono fiero di lui, come ovviamente lo è di sé stesso.

Ha superato le sue paure, ha lottato e ha fatto qualcosa che non lo lasciava tranquillo.

Non ha chiuso la via, probabilmente potrà chiuderla tra 5-6 tentativi.

Poco importa.

Oggi è un giorno da ricordare, uno di quei giorni che ti segni come l’ inizio di qualcosa.

Uno di quei giorni dove puoi dirti che ci sei stato veramente.

AGAMENNONE

“Caiano prende pianta”, 7a OS

Ph. NicholasFerrariPhoto

Venerdì le previsioni promettono una giornata da urlo e noi non possiamo lasciarcela scappare.

Nico, Sandro, Ivan e il sottoscritto andiamo a esplorare la nuova falesia di Gennari Daneri in Opol.

“Agamennone” si preannuncia una falesia dura, quasi quanto il suo chiodatore.

Appena arrivati mi scaldo ma le emozioni che provo sono tutt’ altro che positive.

Il tiro di scaldo lo trovo parecchio strano e non riesco a scalare sereno.

Quando arrivo in sosta il cuore mi batte veloce e non capisco il perché.

Non sono a mio agio, mi sento strano.

Una volta non ero in grado di gestire queste emozioni.

Oggi però sono una persona diversa, un uomo con più esperienza e consapevolezza.

Quando scendo, con una scusa, vado a esplorare la falesia per prendermi del tempo e stare un po’ solo.

Tornato, poco dopo, assicuro Ivan e lo incito, visto che il vecchiaccio ha chiodato tutta mattina e dice di essere stanco.

Tocca a me.

Sarà il sole, che prima non c’ era perché la parete rimaneva nascosta.

Oppure sarà che su questa placca riesco a esprimermi al massimo.

Fatto sta che ora mi sento di nuovo me stesso.

Arrampico cercando di essere preciso, respiro e mi diverto.

Questo è quello che amo fare e non ho intenzione di smettere.

Proviamo poi tutti una via con partenza boulderosa, dove Nicholas mostra le sue abilità di sassista bloccando monobraccio una tacca piccola e difficile da tenere.

Ne usciamo tutti vincitori.

Mentre sto scalando questa via, Sandro ne scala un’ altra che corre vicina.

La via ha un nome divertente, “Caiano prende pianta”.

Credo che il significato stia nel fatto che tra il primo e il secondo fix c’è un passaggio delicato e, nel caso di difficoltà, qualche cuor di leone potrebbe aggrapparsi alla pianta per non rischiare di finire a terra.

Sceso Sandro, è il turno di Ivan.

Ph. NicholasFerrariPhoto

Mi piacerebbe provare la via a vista, così con Nico andiamo da un’ altra parte a fare merenda, mentre il Maghella scala.

Non lo guardo, da vero etico.

Sembrano piccolezze, ma anche queste cose fanno la differenza secondo me.

Ph. NicholasFerrariPhoto

Quando Ivan scende mi dice che ha fatto due resting sulla placca in alto.

“Cazzo” penso io.

Se Ivan ha fatto due resting su una placca di 7a deve essere veramente difficile.

Placche verticali o leggermente strapiombanti sono il suo pane, è veramente una forza su quel terreno.

Parto deciso.

La prima parte è facile e non trovo problemi.

La sezione dura è negli ultimi quattro fix.

Placca molto tecnica su prese piccole.

Nicholas è alla mia destra, quasi alla mia altezza.

Voleva fare due foto, così ha risalito il terrazzino.

Da sotto sento i miei compagni che mi incitano.

Sandro e Ivan, come due “zii” mi seguono attenti e Nico da destra mi tiene compagnia.

Sono su questa placca, in alto, ma non mi sento solo.

Le braccia non sono stanche e le prese non le sento nemmeno così piccole.

Sono a quattro metri dalla sosta, non devo fare cazzate.

Oggi però c’è qualcosa di diverso nell’ aria.

Sarà quella brezza fredda che non ci ha mai abbandonati.

Sarà che è venerdì o forse che sono qui con persone che mi incitano e mi vogliono bene.

Sono davanti alla catena.

La guardo e sorrido.

Ce l’ ho fatta.

“Bravo” mi dico.

Questo percorso rimane uno dei più belli della mia vita.

CORONA (VIRUS) NON PERDONA

Domenica, dopo una settimana di fermo obbligatorio, riapre il New Rock.

Nico, Stefano e io decidiamo così di andare a spaccarci per bene.

“Oggi solo strapiombi” dico io.

I soci, che non hanno paura di niente, non si tirano indietro ed inizia la lotta.

Passiamo tutta la mattina a testa in giù, a maledire l’ arrampicata in strapiombo.

Sappiamo tutti però che se vogliamo la POMPA, questa è una delle poche strade da intraprendere.

Dopo cinque ore di lotta, le mani e gli avambracci chiedono pietà.

Oggi di soddisfazioni poche.

Vedremo i frutti tra qualche settimana, o almeno speriamo.

UN ALTRO PUNTO DI VISTA

Mercoledì 4 Marzo decidiamo di andare in falesia.

I due giorni precedenti la pioggia è scesa copiosa e siamo indecisi sul da farsi.

L’ Opol potrebbe essere bagnato, così puntiamo a Predore.

Io vorrei scalare ad Aladino, ma ho deciso di dedicare la giornata ai miei soci.

Prima di tutto per una questione personale: domani, il 5 Marzo, sarà il mio compleanno ed è da qualche anno che, durante questa giornata, cerco di pensare più agli altri che a me.

L’anno scorso ero andato a donare, per esempio.

L’ anno prima l’ avevo dedicato a mia moglie Laura.

Quest’ anno ho deciso che mi dedicherò ai miei compagni.

Innanzitutto, per il motivo sopra citato.

Un altro motivo è sicuramente il fatto che sono ASSOLUTAMENTE debitore verso di loro.

Hanno sempre supportato e sopportato i miei progetti, aiutandomi nel realizzarli e concretizzarli.

Sono sempre stato certo che con alcune persone c’è un legame forte e la scelta della falesia, per me, dipende anche da questo.

Sandro e Nicholas sono per me due amuleti perché quando ho loro dall’ altra parte della corda sento che il mio unico pensiero è quello di scalare.

Quello che succede sotto, non è affar mio e non devo preoccuparmi di essere guardato.

A volte non ho nemmeno bisogno di chiamare corda o annunciare un eventuale volo.

Loro sono lì, pronti a tenermi e a incitarmi.

Non che io non lo faccia, ovviamente.

Chi mi conosce sa che sono molto scrupoloso quando assicuro.

Nico però ha appena iniziato il suo percorso da falesista e Sandro, al momento, non ha grandi obbiettivi se non quello di mantenere la forma arrampicatoria e non abbassare il grado.

Oggi però, come si diceva prima, siamo all’ inizio di una nuova era ed è giusto che sia io a supportare Nico sul suo project.

Non ha mai scalato un 6c da primo ( da secondo arriva anche al 7b), ed è arrivato il momento.

Arriviamo ai “7 Vizi Capitali” e ci scaldiamo.

Dopo due vie di scaldo, parte e sembra deciso.

La convinzione nei piedi, la sicurezza dei movimenti e il bagaglio tecnico si sono affinati con le tante sedute in falesia degli ultimi mesi.

Arriva a un passo duro a metà, ma con i consigli giusti lo passa tranquillo e continua.

Arrivato sul facile, non si capisce come, si perde via e dopo essere stato sulla stessa presa per cinque minuti, decide di farsi bloccare.

Rimango sconvolto.

I passi duri li fa senza pensare e si ghisa sui riposi.

Quando riparte è un po’ demoralizzato, ma arriva in placca e dopo due tentivi chiude la via facendo il passaggio dritto per dritto.

Beh, che dire.

Io gli sono stato sotto dall’ inizio alla fine, incitandolo e facendogli sentire la presenza.

Sono felice perché capisco lo sforzo che questa cosa implica in lui, ma allo stesso tempo vedo la soddisfazione nei suoi occhi.

Al giorno d’ oggi il 6c lo fanno quasi tutti ( a parole tutti), ma per noi non è quello l’ importante.

Due anni fa, quando abbiamo iniziato questo percorso, alcune persone ci vedevano come dei visionari perché continuavamo a ripeterci che era solo questione di tempo.

Il bruciare le tappe non fa parte di quello che ci siamo prefissati.

Ogni cosa arriverà da sé, certi che ogni delusione, ogni insoddisfazione, ogni dubbio che abbiamo avuto tutte le volte che abbiamo fallito prima o poi si tramuterà in vittoria.

Quel giorno, potremo guardaci indietro e capire che di aspettare ne è valsa la pena.

COME QUELLI SERI

Ph. NicholasFerrariPhoto

Nicholas si era frantumato i maroni di fare le foto in circostanze paradossali.

Risalire corde dinamiche o scalare da secondo con zaino pieno lo rendevano nervoso.

Così, questa settimana, abbiamo acquistato:

JUMAR, CROLL, PEDALE e SEMISTATICA da 50 metri.

Ringraziamo Oliunid.

Non ci ha regalato una mazza, ma li ringraziamo lo stesso.

La settimana prossima promette bene.

Speriamo in una bella settimana di scalate.

A presto

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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