La possibilità di rinascere

Ciao ragazzi, come va?
Stiamo vivendo un periodo molto difficile, ma sinceramente non me la sento di parlare di questo.
Prima di tutto, questo è un Blog che tratta di arrampicata e rischierei di andare fuori tema.
Secondo motivo, non per importanza, è il fatto che credo sia meglio fare silenzio per onorare tutte quelle persone morte sole e per i parenti che li stanno piangendo.
Mi faceva piacere invece raccontare quali sono i pensieri che mi frullano per la testa e come sto passando questo periodo di isolamento, augurando a tutti noi un: ANDRA’ TUTTO BENE.

RECLUSIONE E METODI PER NON IMPAZZIRE

Sono una persona che vive sempre all’ aperto.
L’ officina dove lavoro è in uno spazio che lascia respirare e le mie passioni mi portano ad essere sempre in qualche bosco o in qualche sentiero di montagna.
Quindi, appena ho capito che questi arresti domiciliari sarebbero durati parecchio, ho deciso di mettermi a lavorare nella mia cantina.
Primo per distrarmi e secondo per non stare fermo, anche perchè non ne sono assolutamente in grado.
Così le mie prime giornate le ho passate a lavorare nei bassifondi, a fare il lavoro sporco.
Ho fatto un restyling del Pan Gullich, aggiungendo delle prese in resina per renderlo più simile ad un pannello e per riuscire a fare dei movimenti.
Sotto al Pan ho ancorato dei piedini, in modo da non dover lavorare solo senza piedi e successivamente ho attaccato al muro la barra per trazioni che Nicholas e io avevamo acquistato prima dell’inizio della pandemia.
Ho restituito il Beastmaker1000 a Nico e ho attaccato il mio trave firmato IseClimb, che oltre ad essere un bravo falegname è anche un mio amico.
Per ultimo, ma non per importanza, ho recuperato le Micros della Beastmaker (6,8,10 millimetri) e le ho attaccate sotto al trave.
Dopo svariati tentativi, ho optato per attaccare le tacche da 10 millimetri sul pannello, in modo da avere qualche presa veramente piccola da tirare anche in dinamicità.
Non contento, mi sono autocostruito delle tacche artigianali in legno che ho attaccato, a loro volta, sempre sul pannello.
Come mi ha detto il grande Daniele Bianchi, “old school is gold school”.
Questa reclusione forzata in realtà dal mio punto di vista è stata una rinascita.
Saper tramutare il negativo in positivo è una cosa molto importante, secondo me, ed è stato il punto di partenza dal quale ho voluto cominciare.
Prima di tutto questa battuta d’arresto mi avrebbe dato la possibilità di vivere di più mia figlia e mia moglie.
Secondo, avrei avuto la possibilità di allenarmi tanto e fissare gli obbiettivi e le aspirazioni.
Terzo, mi avrebbe fatto riflettere sull’ andamento della mia vita e avrei potuto tirare le somme.
Ma andiamo per gradi (non arrampicatori)…..

FAMILY

Quando vivi in casa tutto il giorno ti rendi conto di quanto realmente perdi della crescita dei tuoi figli.
Così, passare del tempo con loro diventa quasi un privilegio, una sorta di regalo.
Giorgia, mia figlia, a Giugno compirà cinque anni e insieme in questo periodo ne stiamo facendo di ogni.
Abbiamo iniziato con la bicicletta.
Lei voleva imparare a tutti i costi ad andare senza rotelle e l’ ho accontentata.
Tolte le rotelle, si è resa conto che non sarebbe stata una cosa rapida, così abbiamo optato per lasciarne solo una.
Sta imparando, è molto brava anche se non è ancora coordinata abbastanza per avere l’ equilibrio necessario.
E’ una testa dura però, entro l’ estate la vedremo sfrecciare come niente fosse.
Dopo la bicicletta, anche se un pò in anticipo, essendo lei una mezzana all’ asilo, abbiamo iniziato a studiare le lettere e i numeri.
Ovviamente, non avendo competenze da insegnante, io l’ ho messa sul ridere e abbiamo cercato di imparare divertendoci.
Infine, anche Giorgia è diventata un amante della cantina e ha iniziato ad allenarsi anche lei.
Sul pannello ho costruito un circuito ad hoc per lei con prese grandi e lei si diverte a fare su e giù, come un piccolo criceto.
Mi ha colorato quasi tutte le prese svase in legno e mentre mi alleno mi tiene compagnia.
Finita una serie di solito balliamo o cantiamo.
Mi fa stare bene questa cosa.
Mia moglie Laura, al settimo mese di gravidanza, ha iniziato a sistemare i vestitini negli armadi della piccolina che arriverà.
Giorgia e io, più che degli aiutanti siamo stati dei disturbatori ma abbiamo fatto la nostra parte.
Insieme abbiamo ripulito tutta casa dalle cose inutili e inutilizzate, quasi come questo Corona Virus fosse una rinascita, non una sconfitta.
Sono veramente fortunato ad aver trovato una donna come lei.
Nonostante sia incinta, non si tira mai indietro e porta avanti la gravidanza con serenità e quel pizzico di leggerezza che la rendono sempre più forte e caparbia.
Ho sempre parlato poco sul Blog di loro.
Sinceramente ho sempre preferito proteggerle e non fare pubblicità, ma non potevo in questo caso non ringraziarle pubblicamente.
Ogni giorno ringrazio per quello che ho e loro sono il mio primo motivo di vita.

CREDERCI SEMPRE

Ho sempre fatto sport a livello agonistico.
Da piccolino giocavo a calcio e a tennis.
Ho giocato in una squadra professionistica fino ai 14 anni e nel tennis sono stato vice-campione nazionale UISP quando ne avevo 16.
Ho fatto gare di corsa in montagna, in MTB e in bici da corsa.
Ho fatto Wing Chun per cinque anni e pesismo dai 18 ai 21 anni.
Tutto questo per dire che il sacrificio fa parte della mia vita.
Tutte le persone che mi conoscono sanno benissimo che uno dei motivi per i quali la gente mi soffre, oltre per il fatto che dico sempre quello che penso, è che io non mollo mai.
Avete presente il bastardo che durante la gara di corsa ansima come un dannato, ma continua a mordicchiarvi le caviglie?
Ecco, io sono quel bastardo.
Quando mi sono iscritto alla Sella Ronda Hero, una delle gare più dure al mondo di mountain bike, andavo in bici da non più di nove mesi.
Ho avuto una gran fortuna e sono riuscito a iscrivermi.
Ricordo che a Dicembre e Gennaio, con temperature molto rigide, uscivo di notte per allenarmi per non togliere tempo alla mia famiglia.
Prendevo, verso le 23, e tornavo a casa alle 2 di notte.
Il giorno dopo, ovviamente, andavo al lavoro come niente fosse e mi spaccavo la schiena per dieci ore filate, a smontare e rimontare le gomme.
La forza di volontà, la caparbietà e la voglia non mi sono mai mancate.
Ho sempre vissuto l’ arrampicata come una cosa più filosofica che fisica.
Andare in montagna d’altronde è diverso dall’ andare in falesia.
Complice Laura incinta, da Ottobre ho cambiato i piani e sono diventato un falesista a tutti gli effetti.
Ho iniziato a capire una cosa.
Il lavoro a secco che prima facevo, in montagna mi dava soddisfazione ma non mi appagava.
Durante la settimana facevo allenamenti duri ma poi, quando arrivavo alla “partita”, non riuscivo a esprimere il mio potenziale.
In falesia è diverso.
Ti alleni, ti fissi un obbiettivo anche al di sopra delle tue possibilità e inizia il gioco.
Diventa una gara, tra te e la via.
Da una parte tu, con i tuoi limiti, con le tue paure ma anche con le tue sicurezze.
Dall’ altra la via, con i suoi passaggi duri ma anche i riposi, con le sue prese buone e quelle difficili da tenere.
E’ una lotta.
Questa cosa mi piace sempre più e mi ha fatto capire che come predisposizione io sono un agonista e ora ho bisogno di questo.
Ho bisogno di sapere che se mi alleno chiudo la via.
Come quando correvo e facevo le ripetute in salita.
Sapevo che se mi fossi allenato sarei migliorato.
Chi non migliora mai è chi non si mette mai in gioco.
C’è gente che ha sempre, perennemente paura di fallire.
A me non frega niente di fallire.
Preferisco prendermi le bastonate piuttosto che avere rimorsi più avanti ed ho sempre vissuto così.
Ho 30 anni, ovvio che non diventerò mai un professionista ma non è quello a cui ambisco.
Io voglio diventare sempre più forte, perchè ci credo e perchè so che lo posso fare.
Il mio fisico è predisposto al sacrificio e in questo periodo di quarantena me lo sono dimostrato.
Quando ero giovane, la molla che mi spingeva ad allenarmi come un pazzo era la RABBIA.
Ogni scatto, ogni pedalata, ogni trazione era un grido di rabbia verso il mondo.
Ero incazzato con tutto e tutti e buttavo fuori in quel modo.
Oggi non e più così.
Ho una famiglia stupenda, amici che mi vogliono bene e tutto quello di cui ho bisogno per stare bene.
Oggi il sentimento che muove è la VOGLIA.
La voglia di non smettere di sognare, di lasciare comunque un piccolo segno e dimostare che tutti possiamo essere, anche in una piccolissima parte, quello che vogliamo essere.
Per tanti sarò esaltato, per altri sarò stronzo.
A me non frega nulla.
Mi alleno più di tutti quelli che conosco ( a parte Cioffi) e non mollo.
Non mollerò nemmeno stavolta.
Avrei avuto l’ opportunita di fare molto di più se solo avessi creduto di più in me e in quello che potevo fare.
Se oggi sono quello che sono, il merito è anche tuo Pietro e lo porterò sempre nel cuore.
Hai creduto in me e mi hai fatto capire che potevo arrivare sputando sangue.
Ti ringrazio ancora e spero che tu legga queste righe.

SI FACCIA UNA DOMANDA, SI DIA UNA RISPOSTA

Il pensiero che mi sta assillando in questo periodo è:
sto vivendo veramente la mia vita?
Questa possibilità di fermarsi, di rallentare, di vivere in un certo modo mi ha dato da pensare.
La nostra quotidianità è fatta da giornate passate a rincorrere l’ orologio.
E se non fosse più così?
E se provassimo a cambiare vita realmente?
Perchè no.
Alla fine l’ unica cosa che mi manca nella mia vita è il tempo.
Il tempo di dedicarmi alla famiglia, alla casa, alle persone a cui voglio bene e a me stesso.
Con mia moglie stiamo facendo i calcoli perchè io ho capito che la mia vita non può essere questo.
Lavorare e poi il resto.
Sto valutando seriamente di non lavorare per due mesi all’ anno, naturalmente non facendomi retribuire.
Converrebbe a me, ma anche all’ azienda.
Vorrei togliere tutto quello che non serve, le spese inutili, le uscite e le poche cose superflui che ci concediamo.
Montare la tenda sul Doblò, due magliette, due pantaloncini e via.
Far crescere le mie figlie nella natura, portarle vie da questa vita mondana che poco ci appartiene.
Camminare nei boschi, scalare, mangiare quello che c’è e vivere di poco.
Alcuni genitori potrebbero pensare che non siamo normali, ma i bambini non hanno bisogno di tutte quelle cazzate che gli vengono impartite ogni giorno.
Una delle vacanze più belle della mia vita l’ abbiamo fatta tre estati fa, dove abbiamo zingarato con la tenda per dieci giorni.
Forse tre docce in tutto.
Ricordo Giorgia entusiasta di dormire nella tenda e felice di mangiare dentro alla veranda in giro per le montagne.
Sono sicuro che questo sarà un passaggio molto difficile da affrontare, ma voglio pensare che quando arriverà il mio momento potrò dirmi di aver fatto TUTTO quello che volevo fare.
Poi, magari, un giorno le mie figlie mi faranno pesare di non averle portate al centro commerciale la domenica o di non aver dato loro quello che si aspettavano.
Io spero che Giorgia e Camilla possano apprezzare un giorno che la loro mamma e il loro papà abbiano fatto di tutto per far capire loro che la vita può essere più bella in un prato verde e che mangiare in cerchio su un telo possa essere più figo che essere in un ristorante di lusso.
In caso contrario, probabilmente avrò fallito come padre, ma sarò fiero di aver dato il massimo come uomo.
Senza rimpianti e sensi di colpa.
Quelli che ci uccidono ogni giorno, lentamente, più di qualsiasi altro male.

#IORESTOACASA

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

One thought on “La possibilità di rinascere

  1. La maggior parte della gente segue la corrente, per comodità, per paura del confronto, per paura del fallimento, e una volta entrati in quel circolo vizioso, sono così abituati a quella comodità che sembrano felici, ma non è una felicità reale. Mentre chi non ha paura del confronto e del fallimento, sarà sempre stimolato ed ambizioso più degli altri, e la felicità la ricerca dentro di lui. Chi sta bene con se stesso, sta bene anche con gli altri, e questo benessere lo trasferisci alle persone che hai più vicino, e quindi a propria famiglia.

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