“Crazy Horse” in Salarno – Storia di un’ avventura di mezza estate

“Crazy Horse”
6c, 6c obbligatorio
Placche del Rifugio
Val Salarno

In quel periodo avevo solo un obbiettivo in testa, ovvero scalare il più possibile in Val Salarno, per approcciarmi sempre di più a una delle pareti più belle in assoluto della zona dell’ Adamello.
Il Cornetto di Salarno è una parete impetuosa.
Da lontano, quando la osservi dal Rifugio Prudenzini, le emozioni che incute sono tutt’ altro che positive.
Man mano che ci si avvicina però, l’ adrenalina aumenta e non vedi l’ ora di iniziare a scalarla.
Questa parete racchiude piccoli e grandi capolavori di aderenza ed essendo alta 700 metri è la “big wall” di casa nostra.
“Gotica”, “Dottor Gore Tex e Mr Piled”, “Granitomachia” sono solo alcuni dei viaggi meravigliosi che questa parete regala agli ormai pochi scalatori che hanno la voglia e il coraggio di affrontarla.
In effetti, arrivarci è una bella scarpinata.
Dall’ auto bisogna calcolare all’ incirca tre ore di avvicinamento, con parecchio dislivello complessivo.
Come dicevo prima, l’ obbiettivo di quell’ anno era scalare “Soldato Blu”, una classica aperta dalla grande cordata Zizioli-Bonvicini a metà degli anni ’80.
Ho già raccontato di questa via e non mi dilungherò ancora.
Siete pronti per un’ altra storia?
Andiamo.

AVVENTURE

Un venerdì di fine Luglio 2017, ore 18.
Ho appena finito di lavorare e Paolo, mio zio acquisito, mi aspetta a casa mia per partire.
Direzione Val Salarno.
Il nostro obbiettivo è quello di fare la prima parte della via “Soldato Blu”, per ripulirla e mettere in ordine le soste, a fronte di un vero tentativo poche settimane dopo.
La via, a detta di tutti, soffre di abbandono e non si sa in che condizioni sia.
Carichiamo l’ auto e potremmo essere pronti per andare in Yosemite, con tutto quel materiale.
Arrivati verso le 20 a Fabrezza, ci prepariamo e ci incamminiamo verso il Rifugio Prudenzini, dove vorremmo passare la notte.
Dopo circa quaranta minuti, mentre di buon passo affrontiamo il dislivello verso le famose dighe, il cielo inizia a tuonare.
Paolo e io siamo molto diversi.
Io tendo a valutare di più il rischio e nonostante per tante persone sia troppo impavido, cerco di non tirare troppo la corda (in tutti i sensi).
Paolo, invece, vive in un mondo tutto suo e ha una concezione del pericolo assolutamente personale.
Probabilmente, il fatto di essere complementari, è sempre stato motivo di belle e divertenti avventure.
Comunque, dopo svariati colpi di tuono, inizia a diluviare.
Siamo ancora distanti dalle dighe e non possiamo ripararci.
Il sentiero è completamente aperto in mezzo a una vallata e i fulmini che si vedono in lontananza, sono tutt’ altro che piacevoli.
Iniziamo a correre, con zaini da 25 chili completamente fradici e raggiungiamo un posto dove ripararci.
Io, visto i quantitativi di acqua, propongo di aspettare e tornare all’ auto.
Secondo me, domani sarà improbabile arrampicare.
Paolo, invece, propone di aspettare e di tentare comunque.
Dopo aver valutato bene, la mia voglia di scalare è troppa e accetto, non senza qualche imprecazione, di proseguire.
Arrivati alla diga, mentre iniziamo il sentiero in piano per approdare al Rifugio, un fulmine a qualche centinaia di metri da noi, colpisce il terreno e illumina a giorno la tetra vallata.
Dopo questa scena, mi rifiuto categoricamente di proseguire.
L’ unica soluzione, in quel momento, è di chiedere aiuto ai gestori della diga.
Siamo completamente fradici, come i vestiti negli zaini e l’ attrezzatura.
I gestori della diga, all’ inizio, ci guardano con sospetto e non vogliono offrirci riparo.
Dopo alcuni minuti però, si convincono che siamo scalatori e non abbiamo brutte intenzioni, così ci portano in un distaccamento e ci offrono riparo per la notte.
Come prima cosa, stendiamo le corde nella speranza che asciughino per il giorno successivo e poi, ci cambiamo e ci stendiamo nei letti messi a disposizione.
Posso garantire che non sono un fighetto, ma se non abbiamo preso pulci o malattie strane quella notte, non le prenderemo più.
Il cuore batte ancora forte e, come se non bastasse, il faro che illumina la diga è puntato esattamente davanti alla finestra dove è rivolto il mio letto.
Cerco di non pensarci, spariamo due cazzate con Paul e mi giro.
Dopo poco cado in un profondo sonno.

SORPRESE

La mattina, verso le 6, suona la sveglia.
Paolo e io ci incamminiamo verso il Rifugio, speranzosi che il sole riesca ad asciugare per bene la parete.
Arrivati, noto un signore con bandana e canottiera che sta sistemando l’ esterno.
Lo salutiamo e lui ci invita a prendere un thè caldo all’ interno.
Mentre sorseggiamo la calda bevanda, ci chiede quali siano i nostri piani.
“Soldato Blu” rispondo io.
Lui fa un sorrisetto, perchè sa bene di cosa sto parlando.
Prende il binocolo e sparisce per alcuni minuti.
Quando rientra ci dice che, secondo lui, potremmo trovare molto bagnato e che potrebbe non valere la pena arrivare là per poi dover tornare indietro.
I sentimenti dentro di me sono un misto tra sconforto e rassegnazione.
Di solito, però, non sono il tipo che si abbatte e improvvisamente mi viene in mente che da qualche parte avevo letto di una via corta ma molto psyco al Coster di sinistra.

Il Coster visto dal Rifugio.


La propongo a Paolo, che in realtà, sarebbe ancora per andare a vedere lo stato di Soldato.
Il rifugista viene dalla mia e spiega a Paolo che, nonostante il Coster non sia più alto di 200 metri, quella via non è assolutamente da sottovalutare.
Così, alla fine, si decide e caricati gli zaini in spalla, partiamo alla volta di “Crazy Horse”.
La relazione di Sandro Zizioli, su On-Ice, dichiarava un 6c obbligatorio.
Chiunque scali in placca su granito, sa bene di cosa si parla quando l’ obbligatorio è quello.
Ergo, stringi le chiappe, fidati dei piedi e non pensare all’ ultima protezione.

Placca mon amour.

CRAZY HORSE, UN FANTASTICO RIPIEGO

Totale

Sono passati quasi tre anni da quella ripetizione e non ricordo moltissimo.
Sicuramente, la via non viene frequentata visto il lichene che la ricopre.
A torto, direi, visto che oltre a essere molto bella è anche molto ingaggiosa.
Ogni tiro ci ha dato del filo da torcere sia dal punto di vista mentale ma anche da quello tecnico.
In particolare, l’ ultimo.
Un traverso sprotetto per andare a superare uno strapiombo.
Ricordo di aver visto più di qualche volta schiere di angeli pronte a venire a recuperare il mio cadavere, con Paolo che in sosta se la rideva.
Come al solito, però, quando mi sento messo alla prova, riesco sempre a tirare fuori energie che non so da dove provengano.
Ricordo bene quando Paolo mi ha raggiunto in sosta.
Ci siamo abbracciati perchè, nonostante la via, avevamo vissuto una grande avventura a due passi da casa.
Sì, i piani erano altri.
Erano più ambiziosi e più grandi.
La vita però ti mette alla prova, vuole vedere un pò come reagisci.
Come adesso, chiusi in casa, per colpa di questo Virus.
I piani erano altri, ma abbiamo dovuto scendere a compromessi e imparare nuovamente che la vita non è quello che progetti ma è quello che ti accade.

UNA PARTE DI ME

Super doppia

Iniziata la discesa in corda doppia, Paolo riesce a far cadere il mio secondo discensore.
Inutile dire che l’ ho insultato pesantemente mentre lui rideva a crepapelle, noncurante dell’ accaduto.
Messi i piedi in terra, abbiamo deciso di sdraiarci al sole e goderci quella giornata e quei panorami magnifici.
Non avrei mai voluto lasciare quel posto, è uno dei miei preferiti.
Mi sento a casa, nonostante la Val Salarno sia un posto abbastanza isolato.
L’ anno successivo, sono tornato lì sette volte, e finalmete ho coronato il mio sogno.
Oggi i miei sogni sono altri, sono decisamente più forte e più consapevole.
Un altro obbiettivo di quest’ estate è sempre lì però, sul Cornetto.
Con Nico stiamo progettando come fare a livello logistico per bivaccare in parete e farci un’ esperienza totalizzante.
Ricordo ancora quando, al buio, facemmo le doppie su Soldato.
Le creste delle montagne facevano da spartiacque tra il profondo buio della parete e un tramonto dai colori magnifici.
Ancora oggi, quando ho bisogno di rilassarmi, chiudo gli occhi e torno lì.
Una parte di me non se n’è mai andata da lì e sono sicuro che il legame sia proprio dettato da questo.
Ho bisogno di rivivere quelle esperienze, che ti fanno sentire per un attimo come quelli veri.
Comunque vada, sono sicuro che dopo questo stop forzato, sarà l’ ennesima estate da ricordare.

Placca non banale del primo tiro.

COSA HO IMPARATO

Ho imparato molto da quell’ esperienza.
Innanzitutto, che bisogna saper aspettare.
Probabilmente quella di Paolo non era incoscienza, ma capacità di valutazione.
Ho imparato che da una serata di merda, il giorno dopo può nascere un’ esperienza fantastica.
Ho imparato che in montagna bisogna andare leggeri ma è importante cosa porti e come lo metti nello zaino quando devi fare molto avvicinamento.
Ho imparato che devo mantenere la calma e non farmi andare il sangue al cervello dopo due secondi.
Ho imparato ad ascoltare gli altri e ad assecondare anche scelte che al momento non trovo corrette.
Ho imparato che non dovrò mai più dare il mio reverso a Paolo prima delle doppie.
Ho imparato a non demoralizzarmi, a crederci fino in fondo e a trovare una soluzione alternativa.
Ho imparato a vivere nell’ accettazione del temporale, in tutti i sensi.
Ho imparato che non sempre tutto va secondo i piani probabilmente per un motivo.
Infatti, quel giorno, non sarei stato assolutamente pronto per ripetere “Soldato Blu”.
Ho imparato che ho bisogno di tutto questo per poter essere sereno.
Ho imparato che i compagni con cui vivi le esperienze sono tutto.
Ho imparato a dire grazie.
Grazie Paolo, ce lo portermo sempre nel cuore.

Io e Paolo durante una delle tante vie fatte insieme.

Pubblicato da Gianluca

Mi chiamo Gianluca Forti,amo arrampicare e allenarmi per raggiungere i miei obbiettivi. Il blog nasce per relazionare le vie che ripeto con i miei compagni di cordata. L'arrampicata è uno sport pericoloso,e chi lo pratica lo fa a suo rischio e pericolo. Non mi assumo nessuna responsabilità.

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